Scheda Google attività locale: a Forlì è la tua prima vetrina

Il primo incontro tra te e un cliente nuovo non avviene quasi mai sul tuo sito. Avviene in un riquadro che compare di lato quando qualcuno cerca il nome della tua attività su Google, oppure in uno di quei puntini sulla mappa mentre una persona gira per Forlì con il telefono in mano. Quel riquadro è la tua scheda. Nella maggior parte dei casi è stato compilato una volta, qualche anno fa, e da allora nessuno lo ha più aperto.
La scheda esiste anche se non te ne sei mai occupato
Il profilo dell'attività su Google non è una cosa che decidi di avere. Google mette insieme quello che trova in giro: il nome sull'insegna, un indirizzo, un numero di telefono che qualcuno ha copiato da qualche parte, le foto scattate dai clienti. Tu puoi prendere in mano quella scheda e decidere cosa dice, oppure lasciarla com'è. Nel secondo caso non sparisci. Succede di peggio: resti online con una versione approssimativa di te stesso, scritta da altri.
Chi cerca un gommista a Forlì, o un'estetista a Cesena vicino a dove si trova, non arriva su un sito. Arriva su una lista. E in quella lista tu sei tre righe, una foto e una fila di stelline. La decisione se chiamare te o quello sotto viene presa lì, in pochi secondi, spesso in piedi in mezzo alla strada.

Le schede compilate a metà si riconoscono al primo colpo d'occhio
Non serve un'analisi per capire quali attività hanno lasciato lì la scheda. Si vede subito, ed è sempre lo stesso elenco di cose:
- La categoria è generica. "Negozio" al posto di "gommista", "studio" al posto di "studio odontoiatrico". La categoria è il modo in cui Google capisce per quali ricerche mostrarti, ed è la prima cosa che quasi tutti sbagliano.
- Gli orari non sono veri. Aperto quando sei chiuso è la maniera più veloce per far arrivare qualcuno davanti alla serranda abbassata. Quella persona non ti dà una seconda occasione.
- Le foto sono vecchie. Hai rifatto il locale due anni fa e su Google c'è ancora la sala di prima, con le sedie che hai buttato.
- Il link porta alla home e basta. Chi cerca un servizio preciso atterra su una pagina che parla di tutto e non risponde alla sua domanda.
- La descrizione è un paragrafo di aggettivi. Professionalità, passione, qualità. Non dice cosa fai, per chi e in che zona.
- Le recensioni sono lì da mesi senza una riga di risposta. Anche quelle belle.
Nessuna di queste è una cosa difficile. Sono tutte cose che non fa nessuno perché nessuno ha detto al titolare che contano.

La scheda ti fa comparire, il sito ti fa scegliere
Qui c'è l'equivoco che costa di più. Molti titolari trattano la scheda e il sito come due opzioni alternative: "ho la scheda su Google, il sito mi serve davvero?". È la stessa domanda che abbiamo già affrontato parlando di chi ha solo il profilo social e nient'altro, e la risposta è identica, perché il meccanismo è lo stesso.
La scheda lavora sulla presenza. Ti mette dentro la mappa, ti fa uscire quando uno cerca il tuo mestiere più il nome della città, ti dà indicazioni stradali e un pulsante per chiamare. Fa comparire.
Il sito lavora sulla decisione. È il posto dove uno capisce come lavori, cosa comprende il prezzo, chi c'è dietro, cosa succede dopo che ti ha scritto. Fa scegliere.
Se hai solo la scheda, la persona ti trova e poi resta con le sue domande in mano. Se hai solo il sito e la scheda è abbandonata, non ti trova proprio. Non sono due investimenti in concorrenza tra loro: sono i due pezzi dello stesso percorso, e vanno pensati insieme fin dall'inizio, come facciamo quando costruiamo un sito per un'attività locale.

Chi ha solo la scheda viene trovato e poi perso
Prendi un'officina. Uno ha la macchina che perde colpi, si ferma in una via di Forlì, cerca dal telefono e vede tre nomi sulla mappa, tutti nella sua zona. Il tuo è il secondo. Guarda le stelline, guarda una foto, e poi vuole sapere due cose banali: se lavori sul suo modello e se può lasciarla la mattina presto. Sulla scheda quelle risposte non ci sono. Se il link porta a una pagina che dice solo il nome dell'officina e un numero, quella persona torna indietro e apre il terzo risultato.
La scheda porta il cliente davanti alla porta. Poi qualcuno deve aprirla, e quel qualcuno è il sito.
È esattamente il motivo per cui una pagina pensata per il mestiere, come quella che usiamo per le autofficine di Forlì, risponde alle domande vere prima della telefonata. Non è estetica, è togliere motivi per andarsene.
La scheda non si compila, si tiene
L'errore successivo è considerarla un lavoro finito. Una scheda ferma invecchia: gli orari cambiano, i servizi si aggiungono, le foto diventano vecchie, le recensioni arrivano. Dieci minuti al mese bastano per controllare quello che c'è, aggiungere due foto fatte bene e rispondere a chi ha scritto qualcosa. È lo stesso ragionamento della vetrina in centro a Forlì: nessuno la allestisce una volta e poi la lascia lì per tre anni.
E se cambi qualcosa di importante nell'attività, la scheda è il primo posto dove va scritto. Prima del volantino, prima del post.
Una raccomandazione che vale più di tutte le altre messe insieme: la scheda deve essere intestata a te, con un accesso che possiedi tu. Vale la stessa regola del dominio, che noi consigliamo sempre di intestare al cliente e non a chi gli fa il sito: costa una quindicina di euro l'anno ed è la differenza fra avere una cosa e usarla per gentile concessione. Se domani cambi fornitore e le chiavi della scheda restano a lui, non stai cambiando fornitore, stai ricominciando. Il discorso completo su cosa deve restare tuo lo trovi nella guida al sito per un'azienda di Forlì.
Da dove partire questa settimana
Apri la tua scheda dal telefono, come la vede un cliente che non ti conosce. Controlla le sei voci qui sopra e correggi quelle sbagliate: è mezz'ora e non costa niente. Poi guarda dove porta il link, perché è lì che finisce il lavoro della scheda e comincia quello del sito.
Se il link porta a una pagina che non convince nessuno, il problema non è più Google. Scrivici e ti diciamo cosa manca, guardando la tua scheda e la tua pagina insieme, senza giri di parole.
Chi ha scritto questo articolo
Luxè Agency costruisce siti e gestisce la presenza online delle attività di Forlì, Cesena e della Romagna, fino al bolognese. Scriviamo di quello che facciamo tutti i giorni: siti che devono portare richieste, non fare scena.
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