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Obbligo accessibilità sito web: chi deve adeguarsi davvero

Luxè Agency·11 settembre 2026·6 min di lettura
Obbligo accessibilità sito web: chi deve adeguarsi davvero

Ogni tanto arriva la mail. Dice che dal 2025 il tuo sito è fuori norma, che rischi una sanzione, e che loro possono metterti in regola entro fine mese. In fondo c'è un numero da chiamare. Se hai un bar a Forlì, uno studio a Cesena o un'impresa edile in provincia di Bologna, quella mail parla di una norma che quasi certamente non ti riguarda. Vale la pena capire perché, così la prossima volta ci metti dieci secondi a cestinarla.

Chi ti dice che sei fuorilegge di solito ti sta vendendo qualcosa

Il meccanismo è vecchio come il commercio. Prendi una norma vera, la racconti a metà, aggiungi una scadenza e una cifra minacciosa, e il titolare che non ha tempo di leggersi i testi ufficiali firma per stare tranquillo. Funziona perché nessuno vuole scoprire di essere in torto per una cosa che non capisce.

Il punto è che le regole sull'accessibilità dei siti esistono davvero, sono pubbliche e sono scritte in modo abbastanza chiaro. Non parlano di tutti. Parlano di soggetti precisi, individuati con criteri precisi. Chi te le racconta come se riguardassero chiunque abbia un sito o non le ha lette, o conta sul fatto che non le leggerai tu.

Qui sotto c'è quello che dicono, con le fonti in fondo alla pagina, così puoi controllare da solo invece di fidarti di me.

Confronto fra quello che dice la mail allarmante e quello che dicono le fonti ufficiali
Stessa norma: raccontata per vendere oppure letta alla fonte

In Italia l'obbligo per i privati parte da cinquecento milioni di fatturato

La norma italiana sull'accessibilità digitale, quando si rivolge ai soggetti privati, mette un confine netto. Secondo le linee guida pubblicate da AgID, sono obbligati i privati che offrono servizi al pubblico attraverso siti o applicazioni con un fatturato medio, negli ultimi tre anni, superiore a cinquecento milioni di euro. Chi rientra deve pubblicare una dichiarazione di accessibilità e aggiornarla entro il 23 settembre di ogni anno.

Cinquecento milioni. Non cinquecentomila. Nessuna attività di Forlì, di Cesena, di Ravenna o di Bologna sta dentro quel perimetro, e nemmeno la grande maggioranza delle aziende della regione. Se qualcuno ti scrive che devi pubblicare una dichiarazione di accessibilità per il tuo studio o per il tuo ristorante, ti sta chiedendo di adempiere a un obbligo che non hai.

L'European Accessibility Act guarda cosa vendi, non chi sei

Poi c'è la parte europea, quella che ha fatto partire la maggior parte delle mail allarmanti. I requisiti si applicano dal 28 giugno 2025, e questa volta il criterio non è la dimensione dell'azienda ma il tipo di servizio che offri.

Le domande e risposte pubblicate da AgID elencano i servizi coperti:

  • commercio elettronico, cioè vendere online a un consumatore;
  • comunicazioni elettroniche;
  • biglietteria dei trasporti;
  • servizi bancari rivolti ai consumatori;
  • libri digitali e i programmi che servono a leggerli.

Se il tuo sito racconta chi sei, mostra i lavori, elenca i servizi e finisce con un modulo di contatto o un numero di telefono, non è nessuna di queste cose. È un sito vetrina, e non rientra.

Se invece dal sito si compra, la faccenda cambia, ma non automaticamente: è prevista un'esenzione per le microimprese che erogano servizi, cioè quelle con meno di dieci dipendenti e un fatturato annuo, oppure un totale di bilancio, non superiore a due milioni di euro. Vale la pena sapere anche che i contratti conclusi prima del 28 giugno 2025 restano validi fino alla scadenza, e comunque non oltre il 28 giugno 2030.

Matrice che incrocia la dimensione dell'attività con il tipo di sito per capire chi è obbligato
Due domande bastano per capire in quale casella sei: quanto fatturi e cosa fa il tuo sito

Tradotto nella lingua che si parla in officina: se hai un sito vetrina non sei obbligato. Se hai un negozio online, guarda meglio.

L'obbligo non c'è, il cliente che non riesce a leggerti sì

Adesso la parte che nessuna mail allarmante ti dice, perché non serve a vendere un adempimento.

Il fatto che tu non sia obbligato non significa che ti convenga lasciare il sito com'è. Accessibilità è una parola burocratica per una cosa banale: che il tuo sito si riesca a usare anche quando la situazione non è perfetta. Schermo piccolo, luce forte, occhiali dimenticati in macchina, una mano occupata, una connessione lenta mentre sei in coda.

Guarda chi ti fa fatturato davvero. Nella maggior parte delle attività della Romagna non sono i ventenni. Sono le persone che una cifra la spendono senza discuterla, che prenotano il tavolo per otto, che rifanno il bagno, che portano tutta la famiglia dal dentista. Sono anche quelle che il telefono lo tengono a braccio teso, che ingrandiscono la pagina con due dita, e che se il testo è grigio chiaro su bianco chiudono e basta.

Un cliente che non riesce a leggere il tuo numero di telefono non ti scrive per dirtelo. Chiama quello dopo.

Non è un tema morale, è un tema di conto economico. Un sito che si legge male da telefono perde persone vere, e le perde in silenzio, senza lasciare traccia. È lo stesso ragionamento che facciamo quando spieghiamo i segnali che dicono che un sito sta perdendo clienti, e non a caso è quasi sempre lo stesso elenco di problemi.

Prima di preoccuparti: quasi niente di quello che serve richiede di rifare il sito. Corpo del testo, contrasti, dimensione dei pulsanti e ordine dei campi in un modulo si sistemano dentro il sito che hai già. Ci è capitato di restaurare un sito esistente invece di ricostruirlo, perché era la scelta giusta per quel cliente ed è costata una frazione. Un fornitore che davanti a qualsiasi problema propone sempre il rifacimento completo non sta guardando il tuo caso, sta guardando il suo preventivo. Quando invece rifare conviene davvero lo abbiamo spiegato nella guida al sito aziendale.

Cosa conviene sistemare comunque, obbligo o no

Non serve una certificazione, non serve un progetto da mesi. Serve togliere gli ostacoli più stupidi, quelli che si vedono in cinque minuti aprendo il sito dal telefono in mezzo alla strada.

Elenco delle cose da sistemare su un sito anche senza obbligo di accessibilità
Cinque interventi che migliorano il sito per tutti, non solo per chi ha difficoltà

Sono cose che entrano nel lavoro normale, non in una voce di preventivo a parte. Quando rifacciamo un sito aziendale queste scelte stanno dentro la costruzione, perché un testo leggibile e un pulsante che si preme al primo colpo non sono un supplemento: sono il minimo perché la pagina faccia il suo mestiere. Vale lo stesso per ogni sito che costruiamo per un'attività locale.

Un'ultima cosa, detta chiara. Qui si informa, non si dà consulenza legale. Le fonti sono qui sotto e le puoi leggere, ma se hai un negozio online, se vendi servizi a consumatori o se hai un dubbio sul tuo caso specifico, quella verifica va fatta con un consulente che guarda la tua situazione, non con un articolo e nemmeno con la mail di chi ti vuole vendere un pacchetto.

Se invece vuoi capire se il tuo sito si legge bene da telefono e dove sta perdendo persone, quello lo guardiamo noi: scrivici e ti diciamo cosa non funziona, senza allarmi e senza scadenze inventate.

Fonti

  • AgID, linee guida sull'accessibilità per i soggetti privati: https://www.agid.gov.it/it/design-servizi/accessibilita/linee-guida-accessibilita-privati
  • AgID, accessibilità digitale, domande frequenti: https://accessibilita.agid.gov.it/domande-frequenti/

Fonti consultate e verificate il 2 settembre 2026.

Chi ha scritto questo articolo

Luxè Agency costruisce siti e gestisce la presenza online delle attività di Forlì, Cesena e della Romagna, fino al bolognese. Scriviamo di quello che facciamo tutti i giorni: siti che devono portare richieste, non fare scena.

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